A Firenze flash mob Cgil per Gaza e la Global Sumud Flotilla

Flashmob a Firenze, barchette di carta per la Flotilla.
Cgil:’Siamo con loro, chiediamo con forza fine massacro a Gaza’

Una flottiglia di barchette di carta con i colori della bandiera palestinese, su ponte Santa Trinita a Firenze, in segno di appoggio alla missione della Global Sumud Flotilla: è il flashmob organizzato oggi dalla Cgil fiorentina, che ha accolto all’iniziativa anche il presidente dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli, il presidente della Fnsi Vittorio Di Trapani, e il segretario nazionale dell’Usigrai Daniele Macheda. Era presente anche Anpi Firenze.
    “Sono barche simboliche perché anche Firenze è su quella flottiglia, Firenze è con loro, Firenze sta manifestando insieme a loro”, ha spiegato Bernardo Marasco, segretario generale Cgil Firenze, secondo cui “questo atto di solidarietà è un atto politico che chiede con forza la fine del massacro, che è la condizione che dobbiamo costruire politicamente. I governi non lo fanno, lo faranno le mobilitazioni, lo farà l’opposizione israeliana a Netanyahu, lo farà chi si organizza e chi costruisce la solidarietà”.
    Per don Andrea Bigalli “in questo momento Gaza è veramente un epicentro dell’ingiustizia mondiale e della povertà globale”. “è un’operazione dal basso, che precede quello che purtroppo la politica non riesce più a realizzare”.

“Non appena salperanno queste barche, noi avremo il dovere di diventare la loro scorta, di illuminare quel percorso possibilmente fino a Gaza: più illumineremo, più saranno sicuri, più avremo finalmente la possibilità di raccontare quello che sta avvenendo a Gaza”. Lo ha affermato Vittorio Di Trapani, presidente della Federazione nazionale della stampa italiana, che oggi ha partecipato al flashmob della Cgil a Firenze a sostegno della Global Sumud Flotilla.
    “Dal 7 ottobre – ha ricordato – lo Stato di Israele ha imposto una censura impedendo ai giornalisti internazionali di entrare a Gaza, quindi non ci sono sguardi indipendenti per poter raccontare quello che sta avvenendo e anche denunciare, quindi, i crimini di guerra, mentre invece giornaliste e giornalisti palestinesi che sono lì sono diventati nei fatti un bersaglio. Oltre 200 giornalisti uccisi, e non è un caso: sono diventati un bersaglio perché si vuole spegnere la voce di chi sta raccontando quello che sta avvenendo nella striscia di Gaza”.
    Anche per Daniele Macheda, segretario nazionale di Usigrai, “bisogna fermare questo massacro” ed è necessario che “si rompa questo assedio affinché finisca il silenzio dalla striscia di Gaza, affinché finisca il massacro ormai quotidiano di chi dà informazioni da Gaza”.

“Ci sono due guerre terribili in corso e quindi questo aumenta il carico di notizie” degli esteri, ma “lo scopo della informazione dovrebbe essere anche quello di dare notizie per comprendere come si costruiscono le situazioni che sfociano in eventi sanguinosi e drammatici che coinvolgono le popolazioni, e quindi occorrerebbe una illuminazione costante di questi fenomeni”. Lo ha detto Carlo Bartoli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti, in occasione della presentazione del rapporto ‘Illuminare le periferie’ dell’Osservatorio di Pavia.
    “Troviamo più notizie della situazione in Africa in un giorno in Francia che in un anno nei giornali italiani”, ha osservato Bartoli, secondo cui “questo segnala un’eccessiva attenzione per il nostro cortile e una scarsa attenzione su quei fenomeni che poi avvengono altrove e investono anche le nostre vite”.

“Al di là di quello che può pensare Giorgia Meloni, l’obiettivo è portare gli aiuti umanitari a Gaza: non abbiamo secondi fini, non ci interessa il destino del governo italiano, non ci interessa il destino dei governi europei”. Lo ha affermato Arturo Scotto, deputato del Pd in procinto di imbarcarsi sulla Global Sumud Flotilla, in collegamento telefonico da Catania con il flashmob organizzato dalla Cgil a Firenze a sostegno dell’iniziativa umanitaria.
“Meloni deve garantire due cose – ha spiegato -: da un lato che ci sia una pressione vera da parte del suo governo e degli altri, perché in questa che è la più grande missione umanitaria dal basso degli ultimi 10 anni sono 44 le delegazioni internazionali. Questi 44 governi devono dire a Benjamin Netanyahu che quegli aiuti devono passare perché si tratta di cittadini nonviolenti, disarmati, che non vogliono creare o determinare nessun incidente, ma vogliono semplicemente fare quello che è giusto fare in questo momento, aiutare la popolazione civile. La seconda cosa che deve fare Giorgia Meloni è fare come ha fatto il governo spagnolo, che ha dato l’immunità diplomatica agli attivisti che sono sulle barche di nazionalità iberica”. (ANSA).

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