Crisi moda-pelle, incontro in MetroCittà Firenze. I sindacati: “Riconvocare tavoli”

IL COMUNICATO DELLA CITTA’ METROPOLITANA
Crisi moda pelle, tavolo Firenze ‘segnali di ripresa ma non su tutti gli indicatori’
Segnali di ripresa nel settore moda pelle ma non estesi a tutti gli indicatori. E’ quanto emerge dal confronto stamani a Firenze sulla pelletteria di alta qualità e lusso, con rappresentanti del settore che vanta sull’asse Firenze-Scandicci uno dei più vasti distretti produttivi internazionali. Una riunione c’è stata nella sede della Città Metropolitana.
Il direttore di Irpet Nicola Sciclone spiega che “il comparto della moda entra nel nuovo anno con segnali di difficoltà meno marcati rispetto al picco negativo osservato nel trimestre che precede la crisi, però i segnali di ripresa non sono ancora estesi a tutti gli indicatori economici e non hanno un’intensità tale da farci presagire una rapida e consistente inversione di tendenza”. Secondo Sciclone sulla pelletteria “vi sono segnali di miglioramento sul fronte delle esportazioni, il terzo trimestre del 2025 dà segnali positivi dell’export”
LA NOTA DEI SINDACATI
Hanno detto Bernardo Marasco (segretario generale Cgil Firenze), Fabio Franchi (segretario generale Cisl Fi-Po) e Paolo Fantappiè (segretario generale Uil Toscana): “I dati forniti oggi da IRPET durante il convegno alla Città Metropolitana di Firenze ci preoccupano e confermano l’allarme che abbiamo lanciato in questi mesi. Ancora siamo di fronte ad una situazione di forte crisi, in particolare sui livelli occupazionali. Circa un anno e mezzo facemmo uno sciopero unitario di tutte le filiere della moda, presentando una piattaforma per la gestione della crisi e la qualificazione del distretto. In quel documento chiedevamo al sistema di imprese e ai gruppi leader di prendere impegni sistemici sulla valorizzazione dei distretti territoriali italiani e sulla strategicità della prossimità delle filiere produttive, sottolineando che la necessità di riorganizzazione delle filiere con minori livelli di subfornitura e con un dimensionamento d’impresa maggiore, debba preservare la reattività e qualità delle stesse, facendo della prossimità territoriale della loro dislocazione e della qualità del lavoro delle loro maestranze, il tratto distintivo anche del nuovo modello industriale.
Fare dei territori di insediamento ancora un sinonimo di eccellenza passa da un impegno per la qualificazione delle proprie filiere produttive sul territorio, dalla concentrazione dei volumi produttivi sul nostro territorio, dal contrasto senza quartiere ai fenomeni di illegalità e dalla tutela massima dei livelli occupazionali.
Chiediamo quindi alle istituzioni di riconvocare i tavoli chiedendo alle griffe e al sistema di rappresentanza delle imprese di prendere, nei prossimi progetti industriali, impegni precisi sul mantenimento dei volumi nel nostro territorio, l’impegno senza tentennamenti per la legalità nelle filiere, e per qualificazione complessiva del distretto e delle condizioni di lavoro. Queste saranno le tematiche che i sindacati porteranno al confronto nei prossimi tavoli di discussione previsti e su cui chiederanno coerenza rispetto all’impostazione annunciata dai vari soggetti economici del distretto”.
Irpet, ‘imprese moda Toscana si aggreghino per fare economie di scala’
In tre anni perso un quinto del fatturato esportato all’estero
Fare rete, innovare e puntare sulle persone, anche remunerando adeguatamente i lavoratori: sono alcune delle mosse suggerite da un report dell’Irpet, discusso oggi al tavolo della Città metropolitana di Firenze sulla crisi della moda. Lo studio, firmato da Donatella Marinari e Nicola Sciclone, propone alle imprese di aggregarsi per conseguire economie di scala, sviluppare strategie cooperative anziché concorrere al ribasso tra fornitori e rafforzare il potere contrattuale nei confronti dei grandi marchi. Dopo uno shock che intreccia fattori congiunturali, scelte di prodotto delle grandi griffe e trasformazioni strutturali dei mercati, tra le priorità indicate da Irpet figura l’investimento nella digitalizzazione, con la creazione di piattaforme di commercio online per ridurre la dipendenza da monocommittenti e ricercare nuova clientela anche fuori dalla Toscana e dall’Italia, valorizzando al contempo il marchio ‘made in Tuscany’ e la sostenibilità sociale e ambientale delle filiere. La moda rappresenta oltre il 5% del Pil complessivo e il 6% degli occupati della Toscana. Tessile, concia, calzature, abbigliamento e pelletteria contribuiscono al 26% del valore aggiunto manifatturiero regionale, e assorbono il 35% degli addetti manifatturieri della regione. Le esportazioni stanno tornano a mostrare segni positivi in tutti i comparti nel terzo trimestre 2025, ma negli ultimi 12 trimestri la moda toscana ha perso un quinto (-21%) del fatturato esportato, a fronte del -7% registrato dalle stesse specializzazioni nel resto d’Italia. (ANSA).