Responsabilità d’impresa, Filctem Cgil Firenze contro provvedimento Governo

“Uno scudo alle imprese, un colpo ai diritti dei lavoratori”: Filctem Cgil Firenze contro il provvedimento del Governo sulla responsabilità d’impresa. “Indebolito il contrasto allo sfruttamento, al caporalato, al lavoro nero e agli appalti irregolari. Continueremo a dare battaglia”
La FILCTEM CGIL Firenze giudica vergognoso il provvedimento approvato ieri dal Consiglio dei ministri sulla riforma della disciplina in materia di responsabilità d’impresa, prevista dal decreto legislativo n. 231/2001. Un provvedimento che rappresenta un grave passo indietro, perché introduce di fatto uno scudo alle imprese, alleggerendo le responsabilità dei committenti e cancellando anni di battaglie per la legalità, la sicurezza e la tutela del lavoro.
Deresponsabilizzare le imprese significa indebolire il contrasto allo sfruttamento, al caporalato, al lavoro nero e agli appalti irregolari. La responsabilità lungo tutta la filiera non è un ostacolo allo sviluppo, ma uno strumento indispensabile per garantire il rispetto dei diritti, dei contratti e della sicurezza.
Questa scelta conferma una precisa complicità tra Governo e una parte del sistema imprenditoriale: invece di colpire chi trae profitto dallo sfruttamento, si preferisce proteggerlo, scaricando ancora una volta il peso sui lavoratori.
La FILCTEM CGIL Firenze non si farà intimidire da questo arretramento. Al contrario, questo provvedimento rafforza la nostra determinazione: intensificheremo la presenza nei luoghi di lavoro e sul territorio, rafforzando l’azione di tutela, denuncia e contrasto a ogni forma di sfruttamento e illegalità.
Nessuno scudo fermerà la nostra battaglia. Continueremo a difendere la dignità del lavoro, la sicurezza e la legalità nelle filiere produttive, perché il Made in Italy non può essere costruito sulla riduzione delle responsabilità delle imprese e sui diritti negati alle lavoratrici e ai lavoratori.
Firmato: Filctem Cgil Firenze
Lavoro: Cgil, riforma deresponsabilizza le imprese in nome della semplificazione
“Il Governo Meloni afferma di non voler criminalizzare le imprese, ma il provvedimento approvato ieri dal Consiglio dei ministri compromette gravemente la salute e la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori, esposti tutti i giorni a infortuni, anche mortali. Una scelta che rappresenta un arretramento sul fronte della sicurezza, a tutto vantaggio di quelle aziende che scelgono di risparmiare su sicurezza e legalità”. È quanto afferma la segretaria confederale della Cgil, Francesca Re David, commentando il provvedimento approvato ieri dal Consiglio dei ministri sulla riforma della disciplina in materia di responsabilità d’impresa, prevista dal decreto legislativo n. 231/2001.
Per la dirigente sindacale: “Il provvedimento è fortemente negativo, sia nelle premesse sia nell’articolato. Nel merito, la previsione di una presunzione di conformità dei modelli e dei sistemi aziendali di organizzazione in materia di salute e sicurezza rappresenta una scelta già smentita da numerosi pronunciamenti giurisprudenziali. Ciò che deve rilevare non è la mera esistenza formale di un modello, ma la sua effettiva capacità di prevenire gli infortuni, la sua adeguatezza e la sua concreta attuazione. In altre parole, non può bastare un documento, per quanto formalmente corretto, a costituire uno schermo rispetto alle responsabilità amministrative o penali”.
“Inoltre – prosegue Re David – è particolarmente grave la scelta di invertire l’onere della prova, perché rischia di deresponsabilizzare le imprese e di rendere molto più difficile accertarne le responsabilità. Si indebolisce così uno dei principali strumenti di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, aumentando il peso probatorio a carico delle vittime e dell’accusa. È un passo indietro che riduce le garanzie per le lavoratrici e i lavoratori, e favorisce ancora una volta la catena degli appalti”.
“Di fronte a migliaia di infortuni e a centinaia di morti sul lavoro ogni anno, lo Stato dovrebbe rafforzare la prevenzione, non indebolire gli strumenti necessari per garantire la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori. È un modello di impresa che uccide quello che si nasconde dietro la parola ‘semplificazione’. Una scelta che deve essere fermata prima della conversione in legge”, conclude Re David.