Gli Studenti Medi: “Cara ministra Fedeli, dov’eravate quando noi manifestavamo?”

«Cara ministra Fedeli, anche noi avremmo un paio di cose da dire sull’alternanza scuola lavoro…». È di qualche giorno fa l’annuncio, da parte della Rete degli Studenti Medi di Firenze, dell’apertura di uno sportello con tanto di pagina sui social per segnalare le esperienze di alternanza andate male. Un modo per raccontare, con il supporto della Cgil, cosa non funziona e cosa potrebbe essere migliorato nel sistema introdotto dalla legge sulla buona scuola. Un’idea che però non è piaciuta molto alla ministra: «Cari ragazzi, siamo dalla vostra parte – ha scritto Fedeli in una lettera pubblicata su Repubblica – per questo, più che segnalare le vostre esperienze negative su una pagina Facebook, leggete i vostri diritti, informatevi sugli strumenti che avete per farli valere, utilizzateli a partire dalla piattaforma e dal ‘bottone rosso’ online del Miur attraverso il quale studentesse e studenti possono segnalare la cattiva alternanza». Ora, quegli stessi ragazzi che hanno dato il via al “loro” sportello, hanno deciso di rispondere alla ministra Fedeli: «Lei ci ha invitato a rivolgerci direttamente al Miur sminuendo il ruolo dei corpi intermedi commentano dov’era però il ministero quando gli studenti sono scesi in piazza per esprimere le proprie idee e chiedere di essere ascoltati? Da parte del governo non abbiamo visto la volontà di aprirsi al dialogo ma solo di proporre dall’alto le proprie riforme. Solo due mesi fa, dopo innumerevoli richieste e stranamente in periodo di elezioni, il Miur ha introdotto una carta dei diritti in alternanza che noi proponevamo da anni e che è ancora ben lontana dalla sua applicazione pratica». I ragazzi della Rete invitano anche la ministra a non escludere la pluralità delle voci: «Crediamo che sia un errore volersi ergere a unico punto di riferimento aggiunge Gabriele Minelli degli Studenti Medi non è sbagliato rivolgersi al ministero e premere quel ‘bottone rosso’ di cui parla la ministra, però è unendo le forze e collaborando tutti insieme che si possono iniziare a risolvere i problemi. Tagliando e riducendo gli interlocutori si rischia di tagliare anche dei ponti». Gli studenti hanno così deciso di andare dritti per la loro strada: «Purtroppo oggi innumerevoli casi di alternanza discriminano, non sono formativi e a volte cadono in vero e proprio sfruttamento. Abbiamo il diritto, di fronte a ciò, di rivolgerci al sindacato degli studenti e dei lavoratori per ottenere vere tutele che ci salvaguardino rendendo la scuola veramente formativa».

(articolo pubblicato su Firenze Repubblica di oggi a firma di Valeria Strambi)