La storia

Origini e scioglimento (1893 – 1898)

La Camera del Lavoro di Firenze nasce il 12 marzo 1893. Nei primi anni la Camera del Lavoro si è impegnata a radicarsi nei territori e tra i lavoratori, organizzare e sostenere scioperi e proteste per il riposo settimanale e per il salario.
Sin dai primi anni ha anche promosso il tema dei diritti delle donne lavoratrici e della parità salariale, favorendo la nascita, nel 1897, di una Federazione femminile.
Il 12 Maggio 1898 la polizia devasta la sede della Camera del Lavoro, che viene sciolta d’autorità insieme a molte altre organizzazioni operaie e socialiste, come risposta alle proteste contro l’aumento del prezzo del pane.

 

Dalla ricostruzione alla Grande Guerra (1900-1914)

La CdL, guidata dai socialisti riformisti, viene ricostituita il 23 dicembre 1900. Il 31 agosto 1902 viene proclamato lo sciopero generale cittadino in sostegno delle lotte al Pignone in cui la classe operaia mette in discussione la fedeltà e la subordinazione alla direzione.
Il 18 settembre 1904 la CdL aderisce allo sciopero generale politico lanciato dalla Camera del Lavoro di Milano, però, anche per le dure rappresaglie subite nel 1902, lo sciopero a Firenze ha poche adesioni.
Il sindacato vive un periodo di difficoltà legato soprattutto alle dure conseguenze dei due precedenti scioperi generali fino al 1906 quando questo trend si inverte, causa anche un aumento della conflittualità sociale e delle lotte operaie e porta la CdL di Firenze a prendere parte al Congresso di costituzione della Confederazione Generale del Lavoro (CgdL) il 29 settembre 1906 a Milano.
Il cambio di rotta continua anche l’anno seguente con lo sciopero dei tranvieri contro i
licenziamenti e i diritti sindacali, avviato il 17 novembre, che testa la capacità di direzione della CdL di Firenze, all’epoca guidata dal socialista riformista Sebastiano Del Buono.
L’8 giugno 1914 la Camera del Lavoro proclama lo sciopero generale che da il via, anche a Firenze, alla cosiddetta “settimana rossa”, per l’uccisione di due dimostranti ad Ancona da parte della polizia durante un comizio antimilitarista.
Il 10 giugno 1914, circondata dalla polizia, la Camera del Lavoro si arrende e accetta la cessazione dello sciopero.

 

Dal “Biennio Rosso” all’avvento del Fascismo (1914-1922)

Dopo la guerra, la Camera del Lavoro, radicalizza la sua azione politico-sindacale e il 3 luglio 1919 guida gli scioperi contro il carovita.
Nonostante le numerose repressioni dello sciopero, i manifestanti non lasciano le strade fino al 7 luglio, quando la situazione torna regolare grazie ad un
accordo tra Comune e CdL per la riduzione dei prezzi.
Questo accordo non ferma le mobilitazioni fino ad arrivare alle
occupazioni delle fabbriche nel settembre 1920.
Nel 1921 la Camera del Lavoro è impegnata a reagire alle violenze fasciste e il 27 gennaio proclama sciopero generale contro le azioni sempre più gravi delle squadracce, tra cui l’uccisione del segretario regionale ferrovieri e militante comunista Spartaco Lavagnini, o la cosiddetta Battaglia di Firenze, durante la quale i fascisti, con la complicità della forza pubblica, devasteranno la sede della CdL e della FIOM.
Lo scioglimento della CdL avviene tra il 1924 e il 1925, quando l’avvento del regime fascista azzera di fatto ogni sua capacità d’azione.

 

Dalla dittatura alla Liberazione (1922-1944)

Con la salita al potere di Mussolini nelle fabbriche i sindacalisti rischiano continue violenze e licenziamenti, inoltre le Commissioni Interne di fabbrica vengono sciolte e sostituite da organizzazioni fasciste.
Nel ‘43 l’arresto di Mussolini da l’illusione di una nuova rinascita del movimento sindacale, stroncata subito dall’occupazione nazista contro la quale, il 3 marzo 1944 a Firenze, come in altre parti d’Italia, porta allo sciopero generale.
La reazione fu durissima, e dopo i rastrellamenti nei quartieri operai di
Rifredi e popolari dell’Oltrarno, oltre 300 persone furono deportate in Germania, dove la maggior parte di loro troverà la morte.

 

La ricostruzione (1944-1947)

Il 27 settembre 1944 viene ricostituita la Camera confederale del Lavoro (CcdL) la cui guida è strettamente nelle mani dei comunisti e lo resterà anche negli anni successivi.
I primi impegni della neonata CCdL riguardano i salari e il potere di acquisto dei lavoratori tramite l’innovazione del sistema produttivo, considerato un avanzamento per i lavoratori.
La Camera del Lavoro è particolarmente impegnata per cercare di dar risposta e rappresentanza ai tanti disoccupati della provincia.
Tra i disoccupati prende però campo l’idea che fosse giusto allontanare le donne al lavoro per permettere nuove assunzioni, ma la CCdL non farà propria questa posizione generando tensioni soprattutto nel settore bancario.
Nella seconda metà del 1947 la Camera del Lavoro si scinde a livello nazionale dando vita alla CISL e poi alla UIL.

 

Gli anni dell’offensiva padronale (1947 – 1956)

A partire dal 1947 prende avvio l’offensiva padronale per il controllo in fabbrica.
La CCdL è incapace di trovare la giusta mediazione tra lotta aziendale e lotta politica generale.
La conflittualità si concentra quindi soprattutto in scioperi politici come nel settembre 1954 quando proclama sciopero generale per protestare contro il Comune che rifiuta al
PCI il Parco delle Cascine per la Festa Nazionale de «l’Unità».
In questi anni sono numerose le vertenze contro i licenziamenti e i tentativi di chiusura, che sfoceranno nell’occupazione della Richard-Ginori e del Pignone.
Il 16 luglio 1956 la Camera del Lavoro organizza l’importante sciopero delle fiascaie. È una lotta difficile che mette in discussione tutta una serie di stereotipi ben presenti nella stessa classe operaia, che presenta enormi difficoltà per organizzare lavoratrici sparse sul territorio e rappresenta un primo cambio di passo nelle pratiche sindacali.

 

Il ritorno della centralità di fabbrica (1957 – 1965)

I fallimenti di alcuni scioperi politici e l’avvio di una nuova fase in CGIL che apre lo spazio per rinnovatori come, Elsa Massai, che chiedono di concentrarsi sulle effettive condizioni di lavoro e le richieste dei lavoratori.
In questi anni gli eventi sindacali di maggior rilievo sono lo sciopero in solidarietà della Galileo sgomberata dalla polizia durante le lotte contro 980 licenziamenti (27 gennaio 1959), gli scioperi alla SIME contro i provvedimenti disciplinari aziendali (15 febbraio 1961) e l’occupazione dello stabilimento Acqua Panna (1 luglio 1962).
La conflittualità operaia conosce un ulteriore rafforzamento nel 1963 con proteste e scioperi all’ATAF, alla Fivre e alla Rangoni per denunciare i rischi per la salute legati alla presenza del benzolo, si tratta della prima vertenza per la salute sul luogo di lavoro.

 

Dai diritti in fabbrica ai diritti sociali (1965 – 1974)

Tra il 1965 e il 1974 la Camera del Lavoro si concentra sulle lotte acquisitive, che porteranno, anche grazie alla ritrovata unità sindacale, a dare sempre più peso ai diritti sociali come sanità, casa, aborto e scuola, dimostrando grande solidarietà alle nascenti lotte studentesche del gennaio 1968 e rafforzando le posizioni del movimento femminista.
Dalla seconda metà del 1971 e l’inizio del 1972 i lavoratori del Pignone strappano due importanti accordi sull’abolizione del cottimo, l’inquadramento unico e la salute e sicurezza sul lavoro.

 

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