Lavoratori “in mostra” al Festival delle narrazioni nell’Empolese (dal 6 ottobre)

Storie di lavoratori dell’Empolese “in mostra” durante il Festival delle “Narrazioni popolari” nei comuni dell’Empolese dal 6 ottobre: l’iniziativa Cgil-Cisl-Uil Firenze. Galgani (Cgil Firenze): “Un modo di raccontare il lavoro in maniera diversa”. Protagonisti lavoratori della zona attraverso gli oggetti che rappresentano i loro mestieri, reinterpretati in mostra da artisti contemporanei

Una insegnante, una operatrice del carcere di Sollicciano, un operaio di origine africana (che ha appena preso la cittadinanza italiana) di una fonderia, un pensionato, una addetta alle pulizie e una alle mense, una ex lavoratrice delle confezioni, un dipendente dalla Targetti, una dipendente della Sammontana, un corriere: loro e altri saranno lavoratori dell’Empolese “in mostra” in uno spettacolo (chiamato “J.O.B.S. Join Our Blended Stories. Storie di lavoratori in mostra”) all’interno del Festival “Ci sono sempre parole – Festival delle narrazioni popolari (e impopolari)” che si svolgerà dal 6 ottobre al 30 novembre nei Comuni dell’Empolese (in provincia di Firenze). L’inaugurazione della mostra “J.O.B.S.” (che durerà fino al 16 dicembre) c’è stata il 6 ottobre alle ore 18 presso Montelupo Fiorentino (Firenze) al Palazzo Podestarile (ingresso libero). Si tratta di un’esposizione dove il mondo del lavoro è raccontato direttamente dai lavoratori stessi, attraverso gli oggetti che rappresentano i loro mestieri, reinterpretati in mostra da 16 artisti contemporanei. . “Nella mostra ‘J.O.B.S.’ si narra il lavoro, fatto dalle persone: nelle storie ci sono vicende individuali che diventano rappresentazioni collettive, quando ci è stato proposto questo progetto non potevamo che appoggiarlo e sostenerlo, è un modo per raccontare il lavoro in una maniera diversa tramite un linguaggio artistico, perché nel lavoro delle persone ci sono tante cose e soprattutto c’è un rapporto con le comunità locali”, ha detto Paola Galgani, segretaria generale della Cgil Firenze che con Cisl e Uil è tra i partner dell’iniziativa.
Il Festival (promosso e prodotto da Sistema museale Museo Diffuso Empolese Valdelsa e Yab) ha alla base narrazioni e storytelling che mettono al centro le persone e i loro racconti di vita quotidiana. Dal 6 ottobre al 30 novembre Montelupo Fiorentino, Capraia e Limite e Montepertoli sono protagonisti di una manifestazione che, attraverso la narrazione e quindi l’ascolto, vuole ricostruire le connessioni all’interno delle comunità cementando l’empatia. In un momento storico dove le relazioni interpersonali sono filtrate dalla virtualità delle comunicazioni, portare alla luce le storie di tutti i giorni diventa il mezzo attraverso il quale le persone si ritrovano, si ascoltano e si riconoscono. Un [non]Festival dove la parola raccontata dal vivo è cuore e anima dell’iniziativa, strumento contemporaneo per valorizzare l’identità dei territori.

I DETTAGLI DELLA MOSTRA “J.O.B.S.” (a cura di Andrea Zanetti, in collaborazione con Cgil-Cisl-Uil Firenze)

Il mondo del lavoro oggi. La precarietà, l’incertezza, il silenzio, il futuro che non arriva. La realizzazione di sé. Le famiglie contemporanee, il mutuo, la pensione, i nipoti. Le non famiglie, le solitudini. Le relazioni. Quanto si potrebbe scrivere e raccontare sul mondo, meglio, i mondi, del lavoro oggi! Quante storie di difficoltà, successi o privazioni, potremmo descrivere sulla base delle cronache quotidiane che leggiamo. Il mercato, la globalità, le reti, l’innovazione, la manualità; gli operai che resistono e quelli che non esistono. Gli occhi disillusi dei pensionati e quelli rassegnati dei figli. Ma anche gli occhi di chi ci è riuscito, con o senza lotte. Le mani di chi si impolvera ogni giorno o quelle veloci di chi digita su qualche tasto. La mostra interpreta i racconti individuali dei lavoratori abbracciando la complessità del mondo del lavoro contemporaneo. Sedici artisti interpretano, con la realizzazione di un’opera inedita, il racconto di un lavoratore. I lavoratori in mostra portano un oggetto ciascuno che identifica il loro impiego; attraverso il racconto del singolo lavoratore l’oggetto – con un QR code – parla in prima persona della storia personale di colui che lo ha scelto. Un’esposizione che mette in relazione diretta i lavoratori con gli artisti, obbligandoli ad uno scambio di empatia, di parole e emozioni. Gli oggetti diventano il mezzo sul quale costruire la relazione e l’icona plastica che in mostra ‘affianca’ le opere degli artisti. Sul modello del Museo delle Relazioni Interrotte di Zagabria, gli oggetti sono i protagonisti reali della mostra: come rappresentazione visiva ed orale delle singole storie e come scintilla creativa per gli artisti. Il racconto della complessità contemporanea del mondo del lavoro attraverso l’intimità delle parole, dei pensieri e delle speranze. Una mostra collettiva, nel vero senso della parola: le opere nascono dalle parole di un racconto e sfidano la complessità individuale per diventare collettivo e condivisione.

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