Smart Working, Cgil e Coord.Donne contro i criteri sui servizi educativi

Con l’emergenza Covid-19, che ha stravolto le nostre abitudini e certezze, abbiamo sperimentato una modalità lavorativa finora poco diffusa in Italia, lo smart working.
Ben diverso dal telelavoro, lo smart working rappresenta una modalità di lavoro flessibile che richiede alcuni fondamentali presupposti organizzativi e che deve essere regolato attraverso la contrattazione nazionale e il contratto aziendale, diversamente da quanto accaduto finora.
Soprattutto lo smart working non può essere utilizzato come politica conciliativa donna-lavoro di cura, ma in questo periodo di chiusura delle scuole, una rilevante preoccupazione è che lo smart working diventi una scelta obbligata per le lavoratrici, impossibilitate ad altra via di conciliazione.
Per questo riteniamo un segnale molto preoccupante quello che emerge dalle linee guida per i centri estivi e servizi educativi del Dipartimento per le politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri che prevede tra i criteri di priorità per entrare nelle graduatorie “l’incompatibilità del lavoro dei genitori con lo smart working”.
Non è più facile lavorare da casa. Anzi, molte ricerche stanno evidenziando come per le donne, questa modalità di lavoro sia più pesante, alienante e stressante, a differenza della percezione degli uomini per i quali, oltre ad essere più stimolante e soddisfacente, è maggiore l’indifferenza rispetto al lavoro tradizionale (Indagine Cgil/Fondazione Di Vittorio sullo Smart working).
Questo perché la responsabilità della cura famigliare continua a gravare in prevalenza sulle donne: se entrambi i genitori sono in smart working, è comunque la donna ad occuparsi della casa e dei bambini.
E conciliare smart working e accudimento di bambini, semmai molto piccoli e bisognosi di attenzioni, trasforma in estrema la condizione lavorativa, diventando dannosa anche per la salute, diventando fonte di stress e ansia.
E’ necessario quindi costruire condizioni per l’accesso ai servizi tenendo conto delle vere esigenze familiari e considerando lo smart working lavoro a tutti gli effetti, come oltretutto è.
Rischieremmo altrimenti di rilegare di nuovo in casa le donne, schiacciate dal peso del focolare domestico e dimenticando tutti i passi finora fatti in tema di pari opportunità.

Firmato: Cgil Firenze, Coordinamento Donne Cgil Firenze

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