Lasciato a casa senza stipendio, il Tribunale ne dispone il pagamento: soddisfazione Cgil-Filctem

Azienda condannata a pagare gli stipendi arretrati a un lavoratore (con famiglia a carico) in preavviso di licenziamento senza aver completato le procedure di legge per via della pandemia: Filctem e Cgil esprimono “grande soddisfazione” per un’ordinanza del Tribunale di Firenze. “Una norma nata per tutelare il soggetto debole non può diventare capestro per il lavoratore. Ora si ritiri quel licenziamento”

La Filctem Cgil e la Cgil di Firenze esprimono “grande soddisfazione” per un’ordinanza del tribunale di Firenze del 15 febbraio che condanna un’azienda al pagamento di tutte le retribuzioni intercorrenti da febbraio 2020 ad oggi a vantaggio di un lavoratore assistito dalla Filctem Cgil, da Antonella Cellini dell’Ufficio Vertenze Cgil e dall’avvocato Angela Nevoso.
I fatti: l’azienda a febbraio 2020 comunica al lavoratore, con 3 figli e la moglie a carico, l’intenzione di licenziarlo e avvia la procedura Fornero che prevede la convocazione preventiva in Direzione Provinciale del lavoro. Tale convocazione a causa della pandemia in atto non è mai avvenuta. L’azienda decide unilateralmente (pur avendo la disponibilità del dipendente a riprendere servizio) di non avvalersi delle sue prestazioni e, quasi immediatamente, sospende totalmente la retribuzione, unica fonte di reddito familiare. L’ordinanza del Tribunale che condanna l’azienda sembra il primo caso in Italia che affronta la questione degli effetti della sospensione della procedura di licenziamento a causa della pandemia, rendendo giustizia appunto “alla parte più debole, quella che per vivere deve lavorare”, come dice Maurizio Landini.
“Una norma nata per tutelare il soggetto debole non può diventare capestro per il lavoratore. Auspicando certamente la ripresa di un confronto costruttivo con la direzione aziendale, continueremo la vertenza per far ritirare il licenziamento, che coinvolge con le stesse modalità e motivazioni anche un altro lavoratore, in quanto li riteniamo ingiusti e immotivati, sia per le ragioni adottate dall’azienda, sia perché la stessa nel frattempo sembra aver assunto dei dipendenti e mai fatto un’ora di cassa integrazione. E’ una lotta per la dignità delle persone coinvolte e per permettere di esercitare il diritto al lavoro come previsto dall’Articolo 1 della nostra Costituzione”, dicono Alessandro Lippi (Filctem Cgil Firenze) e Elena Aiazzi (Cgil Firenze).

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