Aborto, Cgil e Coord.Donne contro dichiarazioni di prof fiorentino

Aborto, il professore universitario di Firenze: “Mette a rischio la salute delle donne, basta finanziarlo con soldi pubblici”. La Cgil Firenze e il Coordinamento Donne Cgil Firenze: “Parole inaccettabili, non c’è nemmeno bisogno di tornare sulla questione del diritto della donna di autodeterminarsi. Né tantomeno dell’imposizione di una volontà sui diritti delle persone. L’Università prenda posizione”

Inaccettabili le parole di Benedetto Rocchi, professore associato al Dipartimento di Scienze per l’economia e l’impresa dell’Università di Firenze.
Come riportato da “Repubblica” (LEGGI QUI)), in occasione della presentazione del rapporto sui costi della legge 194, commissionato da Pro Vita e Famiglia, il professore, tra i relatori, ha sottolineato come la spesa stimata sia in media 64 milioni ogni anno. Inoltre, sempre secondo il professore i dati dimostrano tre fallimenti della norma: non previene l’aborto clandestino, crea problemi di salute pubblica e ha un impatto negativo sulla demografia.
Innanzitutto i dati sull’aborto clandestino proprio perché clandestino non sono registrati da nessuna parte, quindi non sappiamo quante sono le donne che in Italia richiedono questo tipo di intervento. Si suppone in verità il contrario di quanto viene affermato, cioè che la probabilità che l’aborto clandestino aumenti è dovuto alla probabile non sufficiente offerta rispetto alla domanda. Ciò significa che gli aborti clandestini potranno coinvolgere quelle donne che non trovano posto nelle strutture pubbliche di riferimento e che la crescita numerica degli obiettori di coscienza potrebbe aggravare la questione. Quindi, certo che la legge 194 previene l’aborto clandestino ma solo dove è possibile applicarla e sappiamo bene come questo stia diventando sempre più difficile (ad esempio il recente bando della regione Piemonte che permette agli antiabortisti di entrare nei consultori).
Altro punto, l’impatto negativo sulla demografia. Ora, cosa significa questa frase? Che una donna se rimane incinta deve per forza partorire? Che non può abortire in nome della crescita demografica del Paese? Sembrano idee tratte dal romanzo distopico della Atwood “Il racconto dell’ancella”, dove il governo, per fronteggiare la crescita demografica negativa, rende le donne asservite all’uomo per scopi riproduttivi.
Frasi del genere si commentano da sole, non crediamo ci sia bisogno di tornare sulla questione del diritto della donna di autodeterminarsi. Nè tantomeno dell’imposizione di una volontà sui diritti delle persone. Per quanto riguarda la spesa, secondo la teoria del professore dovremmo misurare le leggi attraverso l’economia: tutto quello che non “rende” va eliminato, welfare e sanità comprese. Come Cgil Firenze e Coordinamento Donne Cgil Firenze chiediamo all’Università di Firenze una presa di posizione in merito a dichiarazioni così gravi che non possono essere ricondotte alla libertà di espressione.

Firmato: Cgil Firenze e Coordinamento Donne Cgil Firenze

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