Gkn, Massini e Pelù sul palco a Campi Bisenzio il 28 luglio

Massini domani sul palco davanti alla Gkn per una serata dedicata ai lavoratori licenziati. L’annuncio del Collettivo di Fabbrica. Sul palco con lo scrittore ci sarà Piero Pelù e diversi contributi video di artisti. L’evento è riservato ai lavoratori dell’industria di Campi Bisenzio e a quelli degli appalti. Ma sarà trasmesso in streaming su Repubblica (ore 21,15)

(fonte: Repubblica)

Un colpo di mouse e “… cancella fabbrica”. Così è stata decisa la sorte dei 422 operai della Gkn e così viene descritta da Stefano Massini nel suo monologo dedicato alla chiusura dello stabilimento di Campi Bisenzio, alle porte di Firenze. Un monologo già presentato domenica scorsa a Letterature, il festival di Roma, e che sarà uno dei passaggi fondamentali della serata evento di mercoledì sera 28 luglio davanti ai cancelli dello stabilimento. Un evento non pubblico, ma riservato ai lavoratori Gkn e alle loro famiglie. Perché l’appello lanciato dallo scrittore e drammaturgo fiorentino sulle colonne di Repubblica (“intellettuali schieratevi, il vostro posto è qui alla Gkn”) ha avuto un seguito. Ed è nata così la mobilitazione per organizzare per il 28 luglio un evento in cui il mondo della cultura porterà la sua solidarietà agli operai in lotta per salvare il posto di lavoro. Lo annuncia il Collettivo di Fabbrica in un post su Facebook: “Le lavoratrici e i lavoratori Gkn – e con loro i lavoratori degli appalti, che si sommano ai 422 dipendenti della fabbrica portando a 500 il numero dei lavoratori di questa crisi – incontrano le lavoratrici e i lavoratori del mondo dello spettacolo:una serata che vedrà lo scrittore Stefano Massini portare davanti ai cancelli della fabbrica il testo da lui scritto e interpretato al Festival Letterature di Roma ai Fori Imperiali, dove l’autore ha deciso di raccontare il dramma GKN. Sul palco con Stefano Massini ci sarà innanzitutto Piero Pelù dopo che il rocker ha ospitato sul palco del suo concerto due operai della GKN. Ma non basta: la serata di musica e parole vedrà protagonista anche l’ Orchestra Multietnica di Arezzo, pronta a portare i suoi ritmi internazionali a sostegno della battaglia per la dignità del lavoro.

Lunga la lista degli ospiti, da Bobo Rondelli a tanti tantissimi cantanti, attori, attrici, registi, che con testi e video hanno raccolto l’invito di Stefano Massini a esporsi e prendere posizione su questi licenziamenti, simbolo di tanti troppi altri.Circa 1000 saranno i posti a sedere di fronte ai cancelli della fabbrica, prioritariamente riservati ai dipendenti e ai loro familiari, e alle lavoratrici e i lavoratori di altre vertenze o aziende presenti, per una serata (trasmessa anche in streaming su Repubblica ore 21,15 nrd) che partirà dalle 21 e promette di essere un’occasione per tornare a spiegare il caso GKN a chi non ne sapesse niente. Incrociandola con la condizione lavorativa di un settore particolarmente colpito dalla crisi pandemica come quello dello spettacolo dal vivo”.
Dunque animatore della serata proprio Stefano Massini, che oltre al suo monologo accoglierà un altro fiorentino, star della musica, che ha subito deciso di schierarsi: Piero Pelù. Nel concerto che aveva in programma qualche giorno fa a Capannori (Lucca) ha chiamato sul palco due operai della fabbrica di componentistica auto Gkn per raccontare al pubblico quello che stava accadendo a Campi: “Sono cavie di quello che il sistema prestissimo metterà in campo a livello più diffuso: il massimo profitto con la minima spesa”. Insieme a Pelù e a Massini ci sarà l’Orchestra multietnica di Arezzo, mentre sono in corso contatti con altri musicisti e personaggi e della cultura pronti a testimoniare la vicinanza ai dipendenti Gkn avvisati sullo schermo del cellulare della chiusura della fabbrica. Una serata che vede l’appoggio organizzativo della Prg e che si svolgerà a partire dalle 21.15 sulla strada davanti alla fabbrica. Lo spettacolo sarà riservato ai lavoratori e alle loro famiglie. Stefano Massini era andato sabato davanti alla Gkn a marciare con gli operai. Qualcuno lo ha riconosciuto e gli ha chiesto di reggere lo striscione, quello diventato simbolo della lotta di questi lavoratori, con la scritta (presa a prestito dalle pagine della Resistenza) “Insorgiamo”.

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