Stage, “sì diritti no sfruttamento”: il convegno Cgil-Nidil a Firenze

Alcune esperienze positive ma anche tutor assenti, percorsi formativi non rispettati, tendenza a essere usati come ‘tuttofare’ e come manodopera, richiesta di orari straordinari, poche assunzioni stabili, episodi di sfruttamento: stage e tirocini, presentato lo studio (“Giovani, carini e tirocinanti”) di Cgil e Nidil in un convegno stamani in Camera del lavoro a Firenze con le assessore Benedetta Albanese (Comune) e Alessandra Nardini (Regione).
Il sindacato: “Sì ai diritti di stagisti e tirocinanti, no allo sfruttamento: non è lavoro subordinato, è formazione. Si tratta di uno strumento di politiche attive sicuramente importante, nel quale vanno evitati usi distorti o impropri: servono più controlli, incentivi all’assunzione, individuazione di un limite di tirocini attivabili in maniera ripetitiva”

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“Giovani, carini e tirocinanti – Sì ai diritti, no allo sfruttamento”: è il titolo del convegno organizzato stamani a Firenze da Cgil e Nidil Cgil, nonché dello studio presentato nell’occasione che ha dato lo spunto alla discussione, in cui gli oratori si sono confrontati prima sull’analisi delle condizioni di stage e tirocini, stagisti, tirocinanti e aziende nel territorio fiorentino, e dopo su come migliorare lo strumento per evitare storture e renderlo più efficiente per le varie parti coinvolte. Al convegno, in Camera del lavoro in Borgo Greci, sono intervenuti: Paola Galgani, Segretaria generale Cgil Firenze; Mattia Chiosi, Nidil Cgil Firenze; Monica Becattelli, responsabile Arti Servizi Firenze e Prato; testimonianze; Elena Aiazzi, segreteria Cgil Firenze; Benedetta Albanese, assessora al lavoro del Comune di Firenze; Mirko Lami, segreteria Cgil Toscana; Alessandra Nardini, assessora regionale al lavoro, all’istruzione e alla formazione professionale.

Ha detto Paola Galgani (segretaria generale Cgil Firenze): “In un momento di ripresa economica ma di occupazione precaria, i tirocini aumentano del 200% in Italia: capita che siano usati per finalità diverse da quelle della formazione, e a volte vanno a sostituire del lavoro che dovrebbe essere svolto da personale contrattualizzato. Vogliamo misurarci con le istituzioni per far sì che stage e tirocini siano impiegati in usi corretti, all’interno di un sistema di controlli ed eventuali sanzioni”.

Mattia Chiosi (Nidil Cgil Firenze), che ha presentato lo studio, ha aggiunto: “I settori in cui il tirocinio viene più spesso usato per abbattere i costi della manodopera sono commercio, servizi e manifatturiero; dal nostro focus abbiamo visto che ragazzi e ragazze a volte non hanno la consapevolezza di cosa sia un tirocinio, si sentono lavoratori a tutti gli effetti ma non lo sono, spesso nel questionario è stata da loro usata la parola ‘sfruttamento’ o ‘abuso’. Si è inoltre registrata l’assenza di formazione nel percorso e si sono riscontrare mansioni ‘povere’ che noi vorremo tagliare fuori come casistiche”.

Mirko Lami (segreteria Cgil Toscana) ha marcato la differenza tra “tirocinio curriculare ed extracurriculare, la seconda tipologia va modificata perché più permeabile a episodi di sfruttamento in cui ragazzi e ragazze vanno a sostituire lavoratori e lavoratrici. Chiediamo alla Regione Toscana di essere la prima a incentivare l’apprendistato e a disincentivare l’extracurriculare”.

Ha concluso Elena Aiazzi (segreteria Cgil Firenze): “L’iniziativa di oggi è stata molto utile, lo studio e le nostre proposte hanno trovato l’interesse delle istituzioni, registrando la loro disponibilità a valutarle all’interno degli interventi sul settore a livello regionale e di conferenza Stato-Regioni.  Noi siamo determinati a migliorare gli strumenti di formazione e i diritti di coloro che svolgono tirocini, indirizzando l’inserimento lavorativo attraverso l’apprendistato incentivandolo come prima forma di inserimento al lavoro”.

LE PAROLE DI ALESSANDRA NARDINI

“Sui tirocini e sull’apprendistato abbiamo iniziato in questi mesi una riflessione con i nostri uffici, raccogliendo dati e valutazioni sull’attuale situazione, per arrivare ad una riforma a livello regionale, anche in vista della nuova programmazione dei fondi europei e delle risorse del Pnrr. Lo faremo, come sempre, attraverso un confronto vero, reale, autentico, con tutte le parti sociali della commissione regionale tripartita”. Così l’assessora alla formazione e al lavoro Alessandra Nardini, che questa mattina ha partecipato a “Giovani, carini e tirocinanti – Sì ai diritti, no allo sfruttamento”, convegno organizzato a Firenze da Cgil e Nidil.
Ringraziando le organizzatrici e gli organizzatori per gli spunti di riflessioni emersi dall’incontro, Nardini ha ricordato che “tirocini e apprendistato sono due strumenti importanti, con caratteristiche diverse. Non vogliamo demonizzare il tirocinio ma occorre correggere le possibile storture rispetto al suo utilizzo. Il tirocinio non deve mai perdere la sua vocazione formativa”. Per questo, ha precisato Nardini, “vogliamo valorizzare i tirocini di qualità, aumentando i controlli e rafforzando il monitoraggio, e vogliamo incentivare l’utilizzo dell’apprendistato”.
La riflessione sulle prospettive dei due strumenti, tirocinio e apprendistato, si è aperta anche a livello nazionale. “In una lettera inviatami in qualità di coordinatrice della commissione formazione e lavoro della Conferenza delle Regioni – ha ricordato Nardini – il ministro del lavoro Orlando ha invitato le Regioni ad avviare una riflessione congiunta su questo”. “Come Regione Toscana – ha concluso Nardini – avvieremo un confronto con le parti sociali in Commissione Regionale Tripartita per farci trovare pronti appena saranno disponibili le risorse del nuovo settennato dei fondi europei”.

IL QUESTIONARIO E L’ANALISI DI NIDIL E CGIL FIRENZE

1. Nota introduttiva

Il questionario “dinamico” (25 domande, 3 minuti, forma anonima) è stato diffuso online tra la primavera e l’estate del 2021, e ha raccolto informazioni su un campione di più di 100 ex ed attuali tirocinanti del territorio metropolitano fiorentino. L’analisi prende spunto anche da un lavoro d’ufficio dal sindacato, ossia la lettura delle comunicazioni obbligatorie che pervengono alla Cgil ai promotori dei progetti formativi. Obiettivo principale del questionario (a cui hanno contribuito nella stesura e nella diffusione Sol Cgil e Firenze e Udu Firenze – Sinistra Universitaria), entrare in contatto con l’autoanalisi e definizione della propria esperienza formativa, sulla percezione di questo strumento e segnalazione di eventuali difformità dal percorso standard.

2. Il campione

Le partecipanti sono state il 55,66% e i partecipanti il 44,34%, residenti per il 43,88% a Firenze, per il 36,73% nel territorio metropolitano. Il 34,38% aveva una laurea triennale come titolo di studio, il 22,92% una magistrale e il 20,83% un diploma di liceo. Coloro che hanno partecipato ed erano iscritti ad un corso di studi sono stati il 46,39%, mentre coloro che hanno svolto il tirocinio in passato sono stati il 70,79%. Al tempo del tirocinio il 60,31% del campione aveva tra i 18 e i 24 anni, il 39,68% tra 25 e 29. Per quanto riguarda invece il percorso formativo e di studi degli intervistati, si è registrata una netta presenza di studi giuridici, economici e politici col 37,23%, seguiti da professioni sanitarie (12,75%), studi umanistici (11,70%), ingegneria e architettura (8,51%).

3. L’esperienza formativa del tirocinio

La durata dell’esperienza è stata di 3 mesi per il 31,71%, di 6 mesi per il 34,15% e di 12 mesi per il 9,76%. La normativa regionale prevede un rimborso spese di minimo 500 euro e il 70,72% degli intervistati ha visto questa cifra come corrispettivo, a differenza del 21,95% che ne percepiva tra 600 e 800. Il 7,31% invece si attestava su un rimborso pari o superiore ai mille euro. Passando invece al Pfi (Piano formativo individuale) di ciascun tirocinante è emerso che un numero sensibile di queste esperienze sia stato caratterizzato da autonomia e sfruttamento, superando di gran lunga gli orari e spesso vedendo la mancanza del tutor e di un vero ruolo formativo e di guida da parte dei referenti dell’azienda. Infatti l’80,26% ha risposto che il percorso ha visto compiti in autonomia. Anche la conoscenza del proprio Pfi non è altissima poiché il contenuto era conosciuto solo dal 59,72% e di questi il 48,84% ha ritenuto il progetto non conforme; il 32,56% invece ha optato per la sufficiente conformità. Volendo chiedere un giudizio di merito sull’esperienza, su un 65% che si è espresso, il 32,86% si è detto molto soddisfatto, il 34,29% abbastanza soddisfatto, il 21,43% poco soddisfatto e l’11,43% per niente soddisfatto. Questo dato va ricollegato ad un feedback qualitativo in merito a eventuali episodi di sfruttamento, registrando un 47% di risposte totali, delle quali il 51% ha evidenziato condizioni di sfruttamento o lesive della natura del rapporto formativo. Riprendendo infatti l’indagine sulle mansioni svolte, si è potuta notare una tendenza all’uso dello strumento per accedere facilmente e a buon mercato a manodopera. Nelle risposte aperte infatti si parla di jolly, rapporti diretti con la clientela, fare di tutto, suonare campanelli, reclutare personale, raccogliere soldi. Le percentuali sottolineate qui sopra possono essere ricollegate ai brevi ma dettagliati racconti che mostrano scarsa formazione e autonomia subito a partire dalla seconda settimana, sfruttamento puro, richiesta di fare orari anche superiori ai dipendenti o nei turni notturni anche dietro promessa di corrispettivi. Questi sono solo alcuni esempi che tornano ad indicare quali sono le criticità dell’applicazione pratica dello strumento. Ultimo dato la qualità del tirocinio, che su una scala 0-5 (molto bassa-molto alta) e il 61% dei partecipanti che si sono espressi, ha raggiunto la media di 3,2.

4. Inserimento lavorativo

Un altro dato raccolto riguarda l’eventuale assunzione a seguito del percorso formativo, sul quale le risposte sono state di poco sopra il 20%. Le eventuali assunzioni quindi sono state al 19,35% presso la stessa azienda e per le stesse mansioni, al 4,84% presso altra azienda ma con stesse mansioni, al 6,45% presso la stessa azienda ma con altre mansioni, al 3,23% presso altra azienda e con altre mansioni. Infine chi non ha trovato lavoro è sul 66,13%. Coloro che hanno visto positivamente la conferma con un contratto hanno iniziato principalmente con un rapporto a tempo determinato (40,91%), con apprendistato (22,73%) e a tempo indeterminato (18,18%); si affianca il 4,55% con un contratto di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.).

5. Conclusioni

Non ci sentiamo di bocciare questa politica pubblica ma di dar voce a coloro che hanno risposto riportando l’abuso da parte delle imprese. Anche se il lessico utilizzato da alcuni intervistati ci ha lasciati perplessi poiché fa pienamente riferimento a termini propri del rapporto di lavoro subordinato, ribadiamo con forza che “non è lavoro, è formazione”. Oltre ad un’adeguata formazione culturale è necessario studiare una modalità per escludere certi percorsi formativi ricollegati a mansioni povere, che non necessitano di questo strumento ma del contratto di lavoro. A questo aspetto si ricollega anche la bassa efficacia del passaggio da tirocinio a rapporto di lavoro con la stessa azienda ospitante: è necessario prevedere un limite per chi utilizzi in modo seriale lo strumento senza garantire nessuna trasformazione e capitalizzazione dell’investimento del giovane e della Regione. Dobbiamo porre un limite al turn over selvaggio. Per finire, è necessario aumentare i controlli e inasprire le sanzioni, per diffondere una cultura corretta di questo strumento, che altrimenti rischia di essere inglobato in tutto e per tutto nella categoria dello sfruttamento. Dai risultati, sia quantitativi che qualitativi sulle esperienze si evince che non vi è una netta maggioranza dei casi negativi o di quelli positivi, come testimonia il voto medio all’esperienza (3,2 sulla scala 0-5), tuttavia riteniamo che anche un numero sufficientemente alto di abusi o utilizzi impropri possano contaminare inevitabilmente la credibilità e l’affidabilità del tirocinio nell’alveo delle politiche attive del lavoro.

LE PROPOSTE DI NIDIL E CGIL (SCARICA QUI IL DOCUMENTO COMPLETO)

Le nostre proposte puntano a rendere lo strumento più cogente con le finalità dichiarate ed a ridurre l’uso distorto dell’istituto a danno in particolare delle nuove generazioni e degli altri istituti finalizzati all’inserimento lavorativo quali l’apprendistato, nella volontà di ottenere il migliore impiego dei fondi pubblici ed europei che li finanziano.

– MAGGIORI ATTENZIONI AL TIROCINANTE

Occorre prevedere un rapporto costante da parte della Regione con il tirocinante: svolgere un colloquio preliminare formativo approfondito con il tirocinante; relazionarsi con il tirocinante anche durante lo svolgimento del tirocinio ed al termine dello stesso onde verificare che si sia svolto tutto secondo le; dare la possibilità ai tirocinanti di effettuare segnalazioni “anonime” rispetto a condizioni di irregolarità o sfruttamento.

– MODIFICHE ALLA NORMATIVA

Bisogna impedire che lo strumento venga utilizzato per la sostituzione di lavoratori assenti o per picchi di attività: occorre ridurre il numero di tirocini attivabili per numero di dipendenti; individuare un limite massimo di tirocini attivabili in maniera ripetitiva. Servono maggiori incentivi all’assunzione stabile: urge aumentare gli incentivi economici alle aziende virtuose che realizzano un numero congruo di assunzioni a tempo indeterminato dei tirocinanti; circoscrivere maggiormente l’ambito di utilizzo rispetto all’età anagrafica ed alle condizioni soggettive richieste ed escludere alcune mansioni di bassa professionalità dalla possibilità di attivare tirocini. Bisogna rafforzare gli strumenti di controllo: intensificare con delle verifiche sul campo lo svolgimento regolare del tirocinio anche in base agli accordi di collaborazione con l’Itl, per evitare forme di sfruttamento; dare la possibilità a “terzi” di segnalare le irregolarità di cui si viene a conoscenza; inasprire le sanzioni per utilizzo improprio.

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