Tim, sciopero e manifestazione a Firenze contro lo “spezzatino”

Tim, sciopero contro le ipotesi di spezzatino e a tutela dell’occupazione: in Toscana manifestazione regionale Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil a Firenze, con incontri in Regione e Prefettura

Tim, oggi giornata di sciopero nazionale contro le ipotesi di scorporo della rete, per l’unicità dell’azienda contro lo “spezzatino” e a difesa della tenuta occupazionale delle lavoratrici e dei lavoratori, in opposizione al rischio esuberi. Una agitazione indetta da Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil.
In Toscana (alta la partecipazione allo sciopero) gli addetti Tim sono circa 2.100, con l’indotto ci si avvicina ai 3mila: stamani si è svolta una manifestazione regionale nelle strade del centro a Firenze (oltre 300 persone presenti, hanno sfilato anche delegazioni di lavoratori di altre aziende del settore Tlc). Alla fine del corteo, in via Cavour, una delegazione di sindacalisti è stata ricevuta dal presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e poi in Prefettura. I sindacalisti hanno chiesto a Giani di stimolare l’esecutivo con l’obiettivo di arrivare ad un piano industriale chiaro, che rafforzi gli investimenti per il futuro delle telecomunicazioni e scongiuri perdite occupazionali (il presidente della Regione ha sostenuto le rivendicazioni di lavoratori e sindacati); alla Prefettura è stato chiesto di portare le rivendicazioni dei lavoratori all’attenzione del Governo.
LA VERTENZA
I report Infratel del Mise, il forum di settore, le associazioni dei consumatori, le audizioni parlamentari, da anni delineano un quadro da “ultimi della classe” per le Tlc in Italia. Il 40% della popolazione è priva di copertura adeguata, mentre il resto del Paese ha doppia/tripla rete: basti il dato di 12 milioni di cittadini che nella pandemia non hanno potuto usufruire di una “normale” connessione ad internet. Siamo agli ultimi posti in Europa su copertura, digitalizzazione, cultura digitale. La pubblica amministrazione, la scuola, gli ospedali e le imprese non riescono a sfruttare le opportunità della tecnologia digitale per i ritardi nell’infrastrutturazione. Ci sono problemi occupazionali da anni edi utilizzo di ammortizzatori sociali in tutto il settore. Negli ultimi cinque anni si sono persi 12 miliardi di ricavi a causa della competizione sui prezzi dettata da Agcom. E si sono allontanati gli investitori, non a caso tutti di altri paesi, spesso con aziende di Tlc nei propri paesi: l’Italia è la ruota di scorta di altri paesi. A novembre 2021è cambiato il management e il nuovo, guidato da investitori stranieri, vuole dividere l’azienda in piccole società, in uno spezzatino che creerebbe esuberi (da 8 a 10mila) e distruggerebbe la principale realtà industriale del settore.
Le proposte di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil: 1) ruolo centrale dell’ex monopolista, pubblico o privato, ma verticalmente integrato; 2) intervento diretto dello stato per indirizzare e finanziare gli investimenti sulla base degli interessi del paese e non sulla base delle logiche di mercato e/o finanziarie; 3) regole a garanzia della remunerazione degli investimenti e della concorrenza sui servizi e non sull’infrastruttura; 4) garanzia del controllo dello stato sull’infrastruttura e sulla sicurezza nazionale in tutti gli aspetti (cyber security, privacy, tutela delle reti sensibili, ecc.)

Firmato: Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil Toscana

Tim: Landini, no a scorporo, da Governo servono risposte e strategia

“La grande mobilitazione di oggi delle lavoratrici e dei lavoratori di Tim non può rimanere senza risposta. Un processo di ristrutturazione che separi la rete dai servizi non sarebbe solo inusuale, ma comporterebbe un dramma occupazionale senza precedenti”. Lo afferma in una nota il segretario generale della Cgil Maurizio Landini.
“Siamo ancora una volta a un passaggio delicato e drammatico della storia di Tim e delle telecomunicazioni italiane. L’Italia – prosegue Landini – rischia di rimanere l’unica in Europa a non avere un operatore integrato di servizi e di rete e di perdere quell'”incumbent” indispensabile per traguardare il processo di cambio tecnologico e di digitalizzazione del nostro Paese”.
“Il Governo – conclude la Landini – ha il dovere, più che occuparsi della dinamica di mercato, di immaginare la funzione strategica di Tim in Italia e in Europa”.

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