Altre condanne per inchiesta “Cemento nero”, partita da denuncia Fillea Firenze

Inchiesta “Cemento nero” (caporalato e sfruttamento del lavoro in cantieri di Firenze-Prato-Pistoia), emesse altre condanne. Carletti (Fillea Cgil Firenze): “Dato riconoscimento alla nostra denuncia, la lotta per il rispetto delle leggi e dei contratti prosegue”

Ieri emesse altre condanne nell’ambito dell’inchiesta “Cemento nero”, partita due anni fa con la denuncia di un operaio straniero che chiese aiuto alla Fillea Cgil di Firenze, portando alla luce un giro di durissime condizioni di lavoro imposte agli operai in cantieri fra Prato, Pistoia e Firenze.

Il commento di Marco Carletti, segretario generale Fillea Cgil Firenze: Si conferma il fenomeno dello sfruttamento lavorativo nei cantieri del territorio, è stato dato riconoscimento al nostro lavoro di denuncia. Una sentenza importante che può servire da esempio per tutti nella lotta per il rispetto delle leggi e dei contratti, ma che ovviamente non ‘fa primavera’; c’è ancora tanto da fare, questa ‘guerra nei cantieri’ deve essere fermata, i fatti raccontati dall’inchiesta non sono un caso isolato. Noi continueremo ad impegnarci tenacemente per ottenere, con i fatti e non con le parole, il pieno rispetto delle leggi e dei contratti collettivi di lavoro in tutti i cantieri edili dell’area metropolitana di Firenze, e ci rivolgiamo a parti sociali, istituzionali e organi ispettivi per il raggiungimento di una fattiva attività di prevenzione e contrasto alle irregolarità”.

LA VICENDA

Caporalato nei cantieri a Prato-Pistoia-Firenze, condannati gli sfruttatori. Un imprenditore italiano ed uno egiziano, considerati capi dell’organizzazione, dovranno scontare rispettivamente sei anni e 8 mesi e cinque anni e 8 mesi. L’inchiesta, denominata “Cemento nero”, era partita da una denuncia raccolta dalla Fillea Cgil Firenze

Si è concluso ieri il processo dell’inchiesta denominata “Cemento nero”, che due anni fa ha portato alla luce un vasto giro di caporalato e sfruttamento di operai nell’ambito dell’edilizia in cantieri fra Prato, Pistoia e Firenze. Ieri il collegio giudicante, presieduto da Francesco Gratteri, ha emesso ben cinque condanne, le cui motivazioni si potranno conoscere fra novanta giorni. Le condanne più pesanti sono state inflitte a un italiano, ritenuto il dominus dell’organizzazione criminale, e a un uomo di origine straniera, condannati rispettivamente a 6 anni e 8 mesi (con 60mila euro di multa) e a 5 anni e 8 mesi (61mila euro di multa). Secondo gli inquirenti – il caso era esploso nel 2020 e l’investigazione cominciata con la denuncia di un operaio straniero che chiese aiuto alla Cgil di Firenze perché non era stato pagato – i due uomini erano i personaggi di spicco del giro di caporalato attraverso due società. Per i due imprenditori è stata disposta anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, oltre al divieto di ricoprire cariche in società.
Le altre tre condanne emesse dal tribunale pratese sono a carico di altrettanti cittadini pachistani e marocchini. Uno condannato a 3 anni di reclusione e 550 euro di multa; uno a 3 anni e 9.200 euro di multa; uno a 2 anni, pena sospesa, e 3.300 euro di multa.
Inoltre il collegio ha deciso di procedere con la confisca diretta di 113.950 euro sui conti intestati alle due società. Non solo: dovranno provvedere al risarcimento danni per gli operai sfruttati, che si sono costituiti parte civile, e al pagamento di una provvisionale di 2.000 euro. E’ stata, infine, rigettata la richiesta di provvisionale avanzata dalla Cgil di Firenze. I cinque i condannati dovranno provvedere al risarcimento danni verso la Fillea Cgil in sede civile.
L’indagine “Cemento nero”, coordinata dal sostituto procuratore Lorenzo Gestri e condotta dalla squadra mobile della questura di Prato, portò a scoprire le durissime condizioni di lavoro imposte agli operai: turni fino a 12 ore al giorno, senza risposo, ferie e contributi con una paga di 5-6 euro l’ora. Altre tre persone sono state condannate in via definitiva nei mesi scorsi

Fonte: La Nazione

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